Sceneggiatura e regia: Ezio Partesana
Aiuto regia: Clelia Notarbartolo

con Vittorio Bestoso e Silvia Ribero

Direzione della fotografia: Mario Mattioli
Musiche originali: Francesco Venturi
Suono in presa diretta: Francesca Mizzoni, Marzia Dalfini

Direzione esecutiva: Camilla Notarbartolo

Una co-produzione
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SINOSSI

Un giorno dopo l'altro un vecchio ebreo, il Servo, e una giovane palestinese, la Nuda*, si danno la morte e, un giorno dopo l'altro, si svegliano per ricominciare una guerra senza fine. Senza speranza il Servo, inerte di fronte allo stato delle cose, incapace e privo della volontà necessaria a far sì che il passato non continui a ripetersi. Senza speranza la Nuda che, a causa della totale assenza di prospettiva, decide di sacrificare se stessa pur di trascinare con sé il vecchio. La giovane zappa un pezzo di terra gelata e sterile, ma, come mormora il Servo, “La fatica dell'odio ha preso il posto alla fatica del lavoro...” e, dunque, la zappa si trasforma in un'arma e per la Nuda inizia una caccia all'uomo che porterà alla morte del vecchio. Eppure, come in un'allucinazione, i ruoli si invertono ed è il Servo a diventare il persecutore che umilia e brutalizza fino a uccidere. E' solo nell'istante delle loro morti che i due riescono a pronunciare la verità, un momento di bene che forse sarebbe potuto esistere, ma che è vietato mostrare, se non attraverso un mondo altro, quello della fiaba, diverso dall'incubo in cui sono costretti loro malgrado. In uno stringendo, ormai privo di qualunque riferimento temporale, ha luogo la contemporanea morte del Servo e della Nuda, spazialmente distanti, ma uniti dall'arma utilizzata per infliggere il colpo mortale: la reciproca distruzione di quel mondo mai conosciuto. Sulla strage ormai compiuta, il sole sorge a illuminare un nuovo giorno. Da Ovest.

* Il nome dell'ebreo, “Servo muto”, viene da un verso di Franco Fortini: “Sono un servo che i servi hanno disarmato”, con ironica assonanza tuttavia anche a quella specie di sedia senza seduta dove gli uomini un tempo appendevano gli abiti andando a dormire perché non si stropicciassero.
La “Nuda” invece deve il suo nome al “corpo nudo” e alla “nuda vita” che l'attentatore suicida usa come arma e sacrifica.